La storia
Alle radici della Spinese: la nascita di un sogno sportivo
Il racconto dei pionieri che trasformarono una visione condivisa in un punto di riferimento per i giovani e per lo sport a Spino d’Adda
Dal libro “Spino attraverso il suo sport” di A.C. Contu:
“Non è facile stabilire con precisione chi ebbe per primo l’idea di dar vita a questa nuova società. Chi fu a posare la prima pietra di questa meravigliosa costruzione dalle ampie porte spalancate verso un mondo di giovani desolatamente soli, esposti ed indifesi, e con le finestre dischiuse verso un futuro di promesse e di speranze per chi accetta di entrarvi. È strano che si sia riusciti a ricostruire con sufficiente esattezza gli avvenimenti ben più remoti nel tempo e si trovino per contro, tante difficoltà nel precisare gli attimi prenatali di questa creatura. Sicuramente appare meno strano a chi conosca questo gruppetto di pionieri e sa quanto essi siano schivi e modesti. Può sembrare marginale ma è un dato storico che ci sarebbe piaciuto assodare.
Le voci più attendibili attribuiscono a Roberto Moro la paternità ideale o almeno riconoscono a lui il merito di essere stato il primo a lanciare un sasso nelle acque stagne dell’inerzia totale in cui languiva a quei tempi lo sport e in particolare il calcio spinese. (…)”
Parlò di questa sua idea con altri suoi amici sportivi come lui: Franco Meazza, Giulio Arnetti e Franco Morandi, ne discussero fra loro e assieme cercarono di coinvolgere nel progetto il coadiutore dell’oratorio Don Luigi Scandelli, giovane prete aperto e dinamico, uomo sportivo e generoso e particolarmente sensibile ai problemi dei giovani. Don Luigi non solo aderì con entusiasmo ma si disse disposto a mettere a disposizione della costituenda società le attrezzature dell’oratorio.
Tra gli sportivi spinesi erano ben note la passione sportiva, le doti umane e le qualità morali, lo spirito d’iniziativa e l’irruenza trascinatrice di Giovanni Garnieri e non fu certo difficile associarlo all’impresa. Se a Roberto Moro si può attribuire la paternità ideale della Spinese, la paternità affettiva o comunque la patria potestà spetta senz’ombra di dubbio a Giovanni Garnieri. Ne divenne l’anima e il trascinatore. Le diede corpo e voce e ne fu eretto a simbolo avendo dato alla società la sua impronta dinamica e la sua personalità prorompente.
Furono questi sei uomini a costituire il “Nucleo storico della Spinese”. Si assunsero l’impegno di costituirla e di aiutarla nei primi passi, di garantire lo sviluppo e di farla grande. Su di essi la Spinese e gli spinesi riponevano le più ambiziose speranze.